Posted by: Hans Sachs, in Armonie sotto la Rocca

Il violoncello come un amico con cui chiacchierare senza stancarsi mai. Enrico Dindo non stupisce con gli effetti speciali, non si attarda in colpi di teatro: impone la sua sincerità disarmante, trasformando il palcoscenico in un salotto in cui il pubblico è di casa. Con il legno del violoncello che gli respira tra le mani, Dindo non è diverso da quando scherza o conversa lontano dai riflettori, e la musica benedice sempre chi la serve senza finzioni. E allora, sotto i riflettori di Manerba, Corelli è un tappeto di suoni srotolato nel vento, Vivaldi un battibecco di tradizione e fantasia, Molinelli l’esplosione di storie e di stili. E se Mendelssohn scivola morbido, Haydn punge con melodiosa ironia. Si chiude con Dvorak e il canto del violoncello che si spegne in un silenzio che profuma d’incantesimo. Armonie sotto la Rocca poteva sperare in un finale migliore?
Hans Sachs
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Posted by: Hans Sachs, in Armonie sotto la Rocca

GMS. Sotto la Rocca non scintillano solo stelle e grandi nomi: anche i giovani scintillano sotto i riflettori. Fabbri e Betelli insinuano arpa e flauto tra i colori dell’impressionismo, i Capitolium danzano i ritmi d’Ungheria, Shikama tesse le note al crepuscolo di Strauss e Puccini, i Maurice degustano i preziosismi di Ravel e Cossi fa l’acrobata tra i tasti di Chopin. Talento e impegno, freschezza e simpatia: non solo le star sanno conquistarsi l’affetto del pubblico, dopotutto. Vince Cossi, davanti a Shikama e Maurice… ma è davvero così importante saperlo?
Hans Sachs
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Posted by: Hans Sachs, in Armonie sotto la Rocca

Chi l’ha detto che la musica classica deve essere sempre una cosa seria? Non puoi non domandartelo, ascoltando Shostakovich che spreme sberleffi alla tromba e fa sogghignare il pianoforte, un tasto dopo l’altro. Anastasia Dranchuk ha la forza tranquilla di chi non teme sorprese: solletica la tastiera, le strappa sarcasmo e lampi grotteschi, l’accende di jazz e cabaret, di postmoderno e fantasia. La applaudono, gli affezionati del Palazzetto, e così Marek Mos, che con la sua orchestra fa rotta per le delizie di Mozart e le trasparenze di Dvorak. La musica può farti ridere o piangere; ma se è suonata con slancio sincero, racconta sempre una storia che merita di essere ascoltata.
Hans Sachs
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Posted by: Hans Sachs, in Armonie sotto la Rocca

Si dice che chi suona Mozart deve disturbare la musica il meno possibile, per non guastarne la perfezione. E sembra esserci più che un pizzico di verità ascoltando Federico Colli che disegna al pianoforte forme e geometrie del concerto K 595. In punta di dita, non per fragilità ma per rispetto e devozione, Colli tratteggia con soffi di cristallina trasparenza delicati paesaggi sonori, quasi limitandosi ad aprire la finestra su un panorama di composta bellezza. Marek Mos e l’orchestra lo seguono, tessono, cuciono, incantano. Quando il palco è tutto per loro, fanno sbocciare dagli archi linee e colori, tra un Gorecki che strizza l’occhio al Rinascimento e un Grieg un po’ retrò, ma pieno di delicatezza. Passato, presente, futuro: la storia della musica non è mai sembrata così semplice.
Hans Sachs
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Boris Petrushansky ha l’esperienza di una vita passata sul pianoforte, ma l’entusiasmo di un esordiente, quando racconta del suo nuovo Schumann. Arabesque, toccata, humoreske… pagine d’oro del Romanticismo, che il maestro russo ha regalato per la prima volta all’ombra della Rocca. E pazienza se non sempre il tocco era così fluente, pazienza se talvolta il pianoforte è sembrato smarrire il cammino, pazienza se la festa nel centro di Manerba ha turbato con i suoi echi l’esecuzione; resta la sfida vinta di un campione della tastiera che si rimette, ancora una volta, in gioco. Da Schumann a Tchaikovsky è un crescendo di colore, melodia e guizzi variopinti della fantasia; stagione dopo stagione, un album di acquerelli sonori sfogliati con mano sicura. C’è tempo per i bis, da uno Schubert trasognato ad un Prokofiev ghignante, per approdare ai ricami scintillanti di Scarlatti. Prima degli applausi. Prima che il pubblico si disperda felice nella notte
Hans Sachs
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“Pensiamo troppo alla tecnica, al suono, ma quello che conta è la musica. La musica è lo scorrere delle emozioni nel tempo: i suoni sono soltanto la coda della cometa”. Lo racconta così Krystian Zimerman, il suo incantesimo personale da stregone del pianoforte, dopo aver paralizzato con la sua classe seicento spettatori, un migliaio di mosche e cinquanta ventagli. Lo racconta sotto le stelle, mentre il suo scrigno delle meraviglie da 88 tasti risale sul camion per nuove avventure, mentre ancora non si è spenta l’eco di un Bach tragico e scintillante, di un Beethoven lunare e travolgente, del sarcasmo meccanico di Grazyna Bacewicz o del Romanticismo ferito che scivola nel crepuscolo struggente di Szymanowski. “Io non sono un pianista, sono un musicista. Non importa con quanta forza spingo un tasto, a che velocità affronto un passaggio o il peso di un accordo. Importa solo la musica, che è qualcosa di più alto e nobile degli strumenti con cui cerchiamo di raggiungerla”. Chissà se il segreto è davvero tutto qui, se il grande artista è solo l’uomo che scopre la luna dietro il dito. Forse è l’ultimo regalo di Zimerman prima di salutare Manerba e “Armonie sotto la Rocca”. Lasciando solo il profumo della sua leggenda.
Hans Sachs
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Posted by: Carlo Brunori, in Generale

Nel terzo e conclusivo appuntamento dei corsi di aggiornamento proposti dall’Associazione Soldano, si è parlato di Novecento russo e in particolare della figura di Dmitri Shostakovich. Musicista geniale, sorta di sarcastico Mahler russo, Shostakovich fu costretto a contrattare ogni centimetro della propria indipendenza artistica con il potere sovietico; messo spesso sotto accusa, minacciato di arresto, fu spesso obbligato ad annacquare la propria creatività nel sistema di precetti del regime. Forse per questo Shostakovich ispira ancora diffidenza nel pubblico, per il grigiore del compromesso che sembra circondare la sua musica; eppure è una delle voci più originali del ventesimo secolo. Che ne pensate?
Hans Sachs
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Posted by: Hans Sachs, in Generale

Nel secondo corso di aggiornamento organizzato per i docenti, si è parlato di tardoromanticismo russo, incarnato più di tutti dalla figura di Sergej Rachmaninov. Su di lui pesa da sempre il giudizio già espresso dal suo insegnante, Nikolai Zverev: grande pianista, piccolo compositore. Virtuoso eccezionale, stupiva per le mani eccezionali e l’inaudita potenza, ma la critica faticava e fatica a riconoscerne le qualità di autore; qualità che invece il pubblico, soprattutto dopo il revival degli ultimi anni, ammira e apprezza con entusiasmo. Il suo è un linguaggio fuori tempo massimo, schiacciato tra un passato ingombrante e un futuro doloroso. Da un lato è retorico, pomposo quasi al limite del caricaturale, dall’altro è appassionato e di grande impatto. Quale, secondo voi, è il vero Rachmaninov?
Hans Sachs
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Posted by: Hans Sachs, in Generale

Nel primo appuntamento dei corsi di aggiornamento per i docenti delle scuole superiori organizzato dall’Associazione Soldano, si è parlato dell’Ottocento russo, intrecciando le vicende biografiche e artistiche di Puskin e Tschaikowsky; nella musica di quest’ultimo, come nella poesia del primo, sono stati isolati tre volti diversi del Romanticismo. L’eroismo, in primo luogo, rappresentato dal primo concerto per pianoforte e orchestra, specchio dell’individualismo borghese e della supremazia dell’Io nella filosofia idealista. Poi, l’ironia romantica, rappresentata dai caleidoscopici balletti, parata di maschere e stili che dietro l’apparente supremazia del musicista creatore rivela il vuoto di senso della realtà. E infine, la disperazione e l’angoscia, che l’adagio lamentoso della Sinfonia “Patetica” trasmettono in sommo grado, forse ultimo messaggio di resa dell’impossibile sogno romantico di reinventare il mondo. Tre volti, tre colonne sonore diverse, un solo autore. Secondo voi, qual è il vero volto musicale del Romanticismo?
Hans Sachs
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